Prendersi cura dell'altro: tra impegno e modo d'essere con l'obiettivo del benessere

Facile Aiuto® ha organizzato incontri trattanti alcune delle tematiche sempre più attuali: la cura a casa dell'anziano, spesso ad opera di parenti, e i relativi risvolti su tutti i soggetti di questa relazione.

La cura dell'altro è un argomento che coinvolge ogni persona che vive una relazione stretta con con un'altra che si trova in condizione di "bisogno", relazione che può essere o meno derivante da legami famigliari. Ad esempio, ogni adulto si prende cura dei propri figli e figlie, allo stesso tempo, potrebbe prendersi cura dei propri genitori o suoceri; nel primo caso si avrà un "modello" da applicare più o meno fedelmente, essendo "stato" figlio o figlia, avendo quindi vissuto direttamente queste cure, nel secondo caso non si è in possesso di un qualche modello o esempio da seguire, da riapplicare, è tutto nuovo, tanto per chi le cure le dona, tanto per chi le riceve. 

Chi si prende cura di un'altra persona, diversa da sé, pertanto con una propria storia e proprie esigenze, come chi è soggetto di questa cura, diviene protagonista di una nuova relazione all'interno della quale ciascuno può crescere e trovare benessere.

Questa relazione non si ferma ai suoi protagonisti: accanto a chi presta direttamente queste cure vi sono altre persona, che assorbono disagi, difficoltà, piuttosto che soddisfazioni o pensieri.

Ogni contesto che prevede la presenza di più persone che interagiscono tra loro può dirsi "educativo", poiché modifica chi vi partecipa o chi vi prende parte più o meno attivamente; è bene ricordare che le risorse derivanti dai contesti relazionali o educativi sono inesauribili, ma allo stesso modo lo sono i rischi.

Cosa significa prendersi cura, implicazioni per sé e per l'altro 

Durante gli incontri Facile Aiuto® spiega come la cura dell'altro è sicuramente un atto necessario, ma non per questo dev'essere pensato come solo naturale (per la donna, ad esempio) e privo di riconoscimento, né spazio nell'economia, tantomeno come dovuto e quindi senza rappresentanza. Pertanto, pur essendo un atto accantonato dalla società contemporanea, che non gli conferisce il dovuto valore, non può essere definito come qualcosa di marginale nella società stessa soprattutto perchè ha come protagoniste persone umane, portatrici di risorse e diritti. 

Partendo da questo primo concetto, apparentemente dissonante, sarebbe nuovo vedersi e considerarsi reciprocamente come risorsa. La risorsa, culturalmente, può essere sia apprezzata sia sfruttata. La risorsa percepisce come l'altro la vede, allo stesso tempo, il soggetto delle cure potrà o meno sentirsi "un peso" dipendentemente da come queste cure vengono prestate. Talvolta la reazione che porta ad una certa dinamica relazionale può dipendere da un'azione di chi si prende cura non incentrata sull'empatia, che fa sentire il soggetto delle cure un peso. Quindi si torna a riflettere su questa stretta interdipendenza di azioni e reazioni delle persone di questa nuova relazione. 

Una risorsa apprezzata è usata bene, viene riconosciuta nel suo ruolo, può così trovare una sua posizione ed un suo “ben-essere”; una risorsa sfruttata è invece usata male, ma soprattutto viene svalutata e consumata, da una relazione/contesto che crea “mal-essere”. Ben-essere e mal-essere, da vissuto si concretizzano in "pratica", verso il soggetto delle cure.

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